...da quando, all’età di 67, anni il cardiologo mi ha riscontrato una fibrillazione atriale persistente. Inizialmente avevo fatto un pò di fatica per abituarmi a ricordare tutti i giorni di assumere la pillola nella dose giusta che mi veniva consigliata dal medico del Centro TAO. Poco dopo però ho imparato a ricordarmi la terapia e devo dire che no ho più avuto alcun problema. Anzi sono state poche le volte che il mio INR è andato fuori range. Recentemente, tuttavia, ho sentito parlare, anche alla televisione, di nuovi farmaci anticoagulanti che avrebbero dei vantaggi rispetto ai dicumarolici.
Vorrei sapere se i nuovi anticogulanti sono indicati per la mia malattia e se presentano dei reali vantaggi rispetto al Coumadin.

RISPOSTA

E’ bene dire subito che, allo stato attuale, i nuovi anticoagulanti orali, al pari del Coumadin, sono indicati nella fibrillazione atriale per la prevenzione dell’ictus cardioembolico.
I nuovi anticoagulanti vengono assunti a dosi fisse prestabilite senza dovere controllare continuamente l’efficacia del trattamento mediante esami di laboratorio.
Pertanto se la vediamo dal punto di vista dei prelievi per il controllo il vantaggio nell’uso dei nuovi anticoagulanti è evidente.
Va comunque tenuto sempre in considerazione che passare da un farmaco che si usa da 10 anni ad un altro, che sarebbe utilizzato per la prima volta, richiede molte attenzioni, soprattutto nella valutazione di eventuali effetti indesiderati.
Nel suo caso specifico, dove lei dichiara che con il Coumadin si trova bene e il suo INR è stabile nel tempo, il consiglio potrebbe essere quello di continuare ad utilizzare il Coumadin, in attesa che si consolidino i risultati positivi sull’impiego dei nuovi farmaci anticoagulanti.
Potranno essere i medici del Centro Trombosi a consigliarla per il meglio, dopo aver valutato il suo caso.

...Assumevo Coumadin per la prevenzione dell’ictus da fibrillazione atriale. Attualmente il Coumadin è stato sospeso.
Potrò riprendere il Coumadin o non potrò più fare nessuna terapia anticoagulante ?
Se potrò riprendere la terapia anticoagulante, quando lo potrò fare ?

RISPOSTA

La presenza di una emorragia cerebrale rappresenta un evento grave, anche se la lesione non è molto estesa. Pertanto è innanzitutto estremamente importante conoscere la situazione della lesione e la sua evoluzione del tempo (mediante TAC). Questo perchè la ripresa della terapia anticoagulante sarà eventualmente possibile solo quando l’emorragia si sarà riassorbita completamente.
A tal proposito si potrà prendere in considerazione, valutando bene la sua situazione clinica nel complesso, la ripresa della terapia anticoagulante con uno dei nuovi farmaci (Dabigatran, Rivaroxaban e Apixaban) che, come è stato ampiamente dimostrato, sono più sicuri per quanto riguarda il rischio di emorragia cerebrale, in particolare in chi ha già avuto un episodio.

...una trombosi venosa cerebrale che mi ha causato disturbi quali mal di testa, una paralisi dell’arto superiore sinistro e qualche problema con la vista. La causa di questo evento è stati identificata nella presenza di anticorpi, e mi è stata fatta la diagnosi di “sindrome da anticorpi antifosfolipidi”. Ho iniziato la terapia anticoagulante con Coumadin, i sintomi sono migliorati e ora sto bene, ma vorrei sapere, innanzitutto, per quanto tempo dovrò continuare la terapia e poi se potrò prendere i nuovi farmaci anticoagulanti orali.

RISPOSTA

La presenza di un quadro di trombofilia (predisposizione alla trombosi) acquisita (cioè dovuta alla comparsa di anticorpi che favoriscono la trombosi e non ad anomalie genetiche) richiede la prosecuzione della terapia anticoagulante per un tempo piuttosto lungo, per prevenire la ricomparsa della trombosi. Non si hanno indicazioni precise sulla durata della terapia, ma la decisione andrà presa valutando attentamente le condizioni cliniche, la presenza di altri fattori di rischio. Per questa valutazione potrà rivolgersi al Centro presso il quale è seguita o comunque presso un Centro Trombosi.
Per quanto riguarda l’utilizzo dei nuovi farmaci anticoagulanti, al momento non vi sono indicazioni al loro uso. Sono in corso comunque studi sul loro utilizzo anche nella sindrome da anticorpi antifosfolipidi

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